Sono particolarmente attratto dai progetti utopici, avevo scritto qualche tempo fa di Jacque Fresco e le sue visioni, sono particolarmente attratto dalla sostenibilità e sono particolarmente indaffarato, per cui vi mostro subito il video di questo nuovo progetto dello studio Terreform:
Per chi è rimasto incuriosito ecco il link al video integrale (50 min) e al sito interessante di Terreform.
Peter Strasser e il suo staff di ricercatori della University of Houston Cullen College of Engineering ha scoperto una nuova classe di catalizzatori che potrebbe rivoluzionare la tecnologia delle celle a combustibile.
Nelle celle che conosciamo fino ad oggi l’elettrocatalizzatore è principalmente costituito da platino, materiale che raggiunge l’esorbitante prezzo di 23000 €/kg.
Le nuove celle sarebbero invece composte da una lega di rame, cobalto e platino depositati in forma di nanoparticelle su un supporto di carbonio.
Applicando all’elettrodo una corrente alternata il rame, presente sulla superficie delle nanoparticelle, si separa dalla lega. Come risultato si ottiene un nucleo composto dalla lega ricca in rame e un guscio costituito quasi esclusivamente da platino.
In questo modo le distanze di legame tra gli atomi del platino sono minori e l’ossigeno si lega più facilmente alla superficie, con una conseguente reazione di riduzione 4-5 volte superiore.
Come invertire rapidamente l’attuale rapporto fra l’energia prodotta da fonti rinnovabili e quella da fonti non rinnovabili è l’imperativo sull’agenda dei leader, delle nazioni e delle imprese in tutto il mondo.
La visione di Kite Gen è implementare e mette sul mercato un concetto completamente nuovo di centrale elettrica, adatto a quasi ogni territorio, per la produzione da fonte rinnovabile di elettricità a costi inferiori a quelli ottenuti con i combustibili fossili, in diretta competizione con le odierne installazioni convenzionali della classe del GigaWatt.
La fonte energetica, attualmente non sfruttata e disponibile ovunque, è il vento in quota, raggiunto tramite batterie di grandi profili alari di potenza in volo a una altezza di 800 / 1 000 metri, i cui movimenti sono controllati elettronicamente via sensori e software proprietario.
I profili alari sono ancorati ad una struttura a livello suolo, che viene trascinata ruotando lungo un asse verticale e nella quale avviene la generazione di energia.
Si elabora l’idea di controllare il volo degli aquiloni in modo da mettere in rotazione un turbina ad asse verticale.
In sostanza i profili alari sono le “pale” della turbina: gli aquiloni – solidali al perimetro della turbina – volano in modo guidato per permettere di trasformare la forza esercitata sui cavi in una coppia complessiva concorde che metta in rotazione la turbina.
Il generatore KiteGen così concepito, come si vede nella fig.1,
è una sorta di “giostra” a stella, le estremità dei cui bracci presentano una bocca anche adatta a ospitare i profili alari nelle fasi non operative o di manutenzione.
Kite Gen è il nome per la nuova tecnologia di generazione eolica creata da Kite Gen Research: vedi il sito ufficiale
Un progetto tutto italiano, realizzato dai laboratori Ivalsa-Cnr e finanziato dalla provincia di Trento, ha superato i test di resistenza a una simulazione del terremoto di Kobe del 1995. Non scrivo oltre perchè rimando al bell’articolo scritto da Quotidianocasa; per i più interessati rimando al sito di Ivalsa-cnr e del sito di progettoSofie sistema costruttivo Fiemme.
Il Montreal’s Gazette riporta che da luglio un orto allestito sul tetto del Queen Elizabeth Health Centre ha prodotto 113kg di frutta fresca e verdura, (basilico, ciliege, pomodori, meloni, peperoni, melanzane, zucchini, bieta e spinaci). Secondo Marc-André Valiquette, l’agricoltore e biologo che ha condotto l’esperimento, con una superficie di 185 mq di tetto piano si potrebbe produrre circa una tonnellata di verdura fresca; infatti questo progetto dimostrativo è costituito da 60 contenitori leggeri di dimensioni 70×23x23 cm, quaranta dei quali piantati agli inizi di luglio con verdura e frutta e i rimanenti 20 con rose, lantana e altri fiori per attrarre insetti impollinatori, per una superficie totale necessaria di 10-15mq!
I contenitori sono stati realizzati e brevettati da Biotop: sono formati da un contenitore di 10 litri di acqua esterno ed uno interno riempito di terra e vermiculite. In questo modo le piante formano un doppio apparato radicale, uno classico e l’altro più profondo per raggiungere l’acqua del contenitore esterno. I vasi possono essere collegati in serie così da poter facilitare il riempimento dell’acqua necessaria.
Il centro Salam di cardiochirurgia di Khartoum offre gratuitamente assistenza sanitaria a bambini e adulti affetti da patologie cardiache, in particolare malformazioni congenite e patologie valvolari originate da febbre reumatica.
In Sudan le temperature superano per lunghi periodi dell’anno i 40°centigradi, raggiungendo e superando spesso anche i 50°; l’elevata temperatura, unitamente al problema delle polveri generate dai forti venti del deserto, ha reso necessario uno studio approfondito di tecnologie specifiche di raffrescamento, isolamento e filtrazione; tecnologie atte a ridurre al minimo i consumi energetici dell’edificio non trascurando il massimo comfort abitativo della struttura.
Risolto il complesso problema del raffrescamento (vedi l’articolo), si è dovuto provvedere alla filtrazione dell’ingente quantità di sabbia e polveri presenti nell’aria.
Scartata l’ipotesi di usare filtri articolati e costosi, si è optato per l’utilizzo di una parte dell’interrato al fine di creare una grande trappola di sabbia sfruttando un semplicissimo principio meccanico: l’aria prelevata dall’esterno attraverso una delle testate a camino dell’edificio viene fatta passare attraverso una sorta di labirinto; l’urto provocato dall’impatto contro le pareti, oltre a rallentare la velocità dell’aria raffrescandola, permette di sedimentare gran parte della sabbia e delle polveri in essa contenuta. In fondo al percorso, un nebulizzatore d’acqua prelevata dal Nilo completa l’opera di filtrazione lavando l’aria dalle particelle più sottili e abbassandone ulteriormente la temperatura.
Il semplicissimo sistema non richiede quasi manutenzione, se non una pulizia saltuaria dell’interrato, ma permette all’aria di giungere ai macchinari del trattamento e condizionamento perfettamente filtrata e con un temperatura di circa 9° centigradi inferiore alla temperatura d’ingresso.
Il complesso sistema tecnologico di un centro di cardiochirurgia in una zona desertica e in un paese tecnologicamente ancora arretrata ha portato alla ricerca di soluzioni tecnologiche estremamente semplici, ma al contempo estremamente innovative mantenendo fermo l’assunto iniziale di fornire a questa struttura la migliore tecnologia realizzabile e gestibile in questo paese.
Sono proprio “made in Italy” i pannelli fotovoltaici di terza generazione, brevettati allUniversità di Parma e sperimentati nei paesi mediterranei del Maghreb e del Medio Oriente. Sparisce il costosissimo silicio e lascia spazio ad una pellicola trasparente a base di telloruro di cadmio, con un’efficienza di conversione fotovoltaica al di sopra dell’11%.
Servono una bottiglia da 2 litri, 50 grammi di zucchero non raffinato, un grammo di lievito di birra in polvere, taglierino, carta nera.
Sciogliere lo zucchero in due decilitri d’acqua calda (un bicchiere) e lasciare intiepidire fino a 40°C. Tagliare la bottiglia a metà versarci l’acqua zuccherata tiepida e aggiungere il lievito di birra; in questo modo si svilupperà anidride carbonica che sembra proprio che attragga le zanzare. A questo punto prendere l’altra metà della bottiglia e infilarla capovolta nella nostra base, così da fare da imbuto. Fissate il bordo in qualche maniera, il nastro adesivo andrà benone e rivestite il tutto con la carta nera. Posizionate la bottiglia in un angolo buio e umido della stanza e il gioco è fatto.
Per vedere la sequenza di immagini della preparazione della trappola per zanzare andate su Flickr